Live / DJ Set Sabato 24




 

DF > Night >
Venerdì 23 Aprile

Emilia Romagna Vibes night
in Collaborazione con Bosound

Link, Club 74, Velvet, Zo caffè


Dalle 20.00 alle 22.00

Club 74, via della Grada 10
Fabio De Luca dj set

Zo Caffè, Via Ludovico Berti 15/b
2 Blue live

Velvet, via delle Donzelle/ang via Goito
Led kollective

Link, via Fioravanti 14,dalle h.23

Sala Bianca
Cirillo
Marco Solforetti (Redbull Homegroove)
Omnidrive
Dj Peedoo
Stefano greppi
Beppe Cassetta+
Liam J.Nabb (Liquid-I/UK)

Sala blu
Eon Eight live+
Vj Raster
Franz & Shape+
Andrea Doria live

Luca Trevisi
Aky Tune

Digital
Pinktronix live +
Swayzak Dj set (Uk),
Mo-zart (da confermare),
Daniele Baldelli,
Bill Brewster (Uk)
Pasta Boys launch set:
Dino Angioletti
Uovo
Rame

Jephte' Guillaume (USA)

Sala nera
Cryopalmos live
Phonotic show case:
Cascio Delay
St&p, Fury Factory
Cielle Audio
Dj Rumba/Concrete Jungle
Drum'n'bass arena Link
Maffia sound system


 

DF 2004 -Distorsonie Festival presenta

Venerdì 23 Aprile
Last Night a Dj Saved My Life di
Bill Brewster - Frank Broughton



Libro Pubblicato nel 2000, è un interessante viaggio nella storia del djing, dalle prime origini, rintracciate con dovizia di particolari, fino al fenomeno dei dj superstar di stampo britannico, consacrazione avvenuta a cavallo del nuovo millennio, aggiornato con un extended remix nel 2000 dagli stessi autori. I nostri "archeologi" del giradischi sono andati a scavare nella storia (di questo poi si tratta),datandone l'attività per 94 anni! Prossimi ormai al centenario, è ovvio che la funzione del dj è legata storicamente alla nascita della radio e alla trasmissione di musica registrata. Viene infatti raccontato come un'assistente di Edison, tale Reginal A Fessenden, nel 1906 si cimentò in una trasmissione dagli Stati Uniti alla Scozia, leggendo un brano dalla Bibbia, suonando il suo violino e facendo ascoltare un disco con la registrazione del Largo di Handel, cantato probabilmente da tale Clara Butt: senza saperlo, era entrato nella storia come il primo disc-jockey radiofonico… Ovviamente il tutto si evolve insieme alla tecnologia, e così si passa alle varie fasi dell'avvento radiofonico di massa, arrivando, attraverso varie fasi pionieristiche, fino agli anni '70. E' interessante come il libro descrive le fasi iniziali di questa forma di espressione e creatività, dividendo, da un certo punto in poi, la programmazione radiofonica dai clubs. Le due realtà sono comunque sempre state legate, nella diffusione dei gusti e delle innovazioni, ma la loro storia si muove su binari distinti e paralleli. I capitoli sono costellati di aneddoti (punto vincente di questa pubblicazione!) e non poteva mancare quello sul primo club che sia stato aperto al pubblico con un vero e proprio dj.Il nostro pioniere era Jimmy Savile, un eccentrico britannico originario di Otley, West Yorkshire. Va specificato che anche negli anni precedenti alla Seconda Guerra Mondiale esistevano locali dove si ballava a tempo di musica riprodotta, ma non esisteva la figura del disc jockey: venivano semplicemente messi su dal proprietario del bar, fra un drink e l'altro. Il giovane Savile, forte di una collezione di dischi e desideroso di suonarli per un pubblico, si mise d'accordo con la sala parrocchiale (o quello che ai tempi corrispondeva) e si fece costruire il suo impianto di amplificazione da un fido amico: un'accrocchio di fili scoperti e componenti di radio, prototipo sperimentale datato 1943! La serata funzionò, anche se il sound system non si rivelò all'altezza dell'evento, e la mamma del dj salvò il tutto grazie al pianoforte che la sala aveva a disposizione. L'idea piacque così tanto che la Mecca Ballroom, l'associazione che gestiva le sale da ballo in Inghilterra, lo invitò in breve tempo a portare questa sua performance con i grammofoni in giro per le sue sale. Nel 1946 nacque la prima console dotata di due giradischi, pensata dallo sveglio Jimmy apposta per accorciare l'intervallo fra un brano e l'altro. Il libro cita tutti i primi esperimenti di clubs basati sulle dj performance, da Parigi a New York a Londra, ed è interessantissimo, nonché stimolante scoprire lo spirito con cui vennero contaminati i vari fruitori della nuova forma di intrattenimento. Notare che la diffusione della musica attraverso le performance pubbliche (anche quelle radiofoniche) fu fortemente ostacolata dalle etichette discografiche, contrarie all'ascolto in pubblico delle loro produzioni: si temeva che le vendite ne avrebbero risentito. Il passare degli anni diede pieno torto a questa credenza, ma fu solo quando le stazioni radio americane provarono ai produttori discografici la loro influenza sui gusti musicali e sulle vendite dei brani, che i dj iniziarono ad acquisire il loro status di "trend setters". Gli autori proseguono nella dettagliata narrazione, passando attraverso luoghi e tempi, percorrendo le tracce del Northern Soul (fenomeno precursore dell'odierna forma di allnight parties) e del Reggae , sonorità sicuramente fondamentale, alla base di buona parte dell'attitudine da studio e live djing, rievocando i Disco Days delle origini, la rivoluzione Hip Hop, fino a House, Garage e Techno, figli delle correnti europee e afro americane.

Nel libro ci si sposta continuamente dal nuovo al vecchio continente, fra New York, Londra, Kingston, Chicago, Monaco e Detroit, seguendo le evoluzioni e la creatività geniale dei precursori del mix remix, live set e scratch; ci si ritrova a capire come fosse difficile, senza gli strumenti adeguati oggi a nostra disposizione, il lavoro del dj, e quanto dovesse essere forte la passione che spingeva i primi avventurosi delle "ruote d'acciaio"ad insistere nei loro esperimenti con mixer e giradischi. Fortissimo il contributo all'evoluzione del mondo dance da parte della comunità afroamericana, e in particolare della componente omosessuale, che ritrovò in questa forma di espressione e aggregazione, una vitale linfa, un trait d'union con il resto del mondo notturno e del divertimento. Viene raccontata la nascita degli storici Loft, Paradise Garage, Studio 54, Music Box, con i loro dj e personaggi fondamentali, i primi miti, fra alti e bassi di una popolarità locale di enormi dimensioni. Proprio in questi tempi si stanno rivalutando le origini di quella che ormai è considerata una cultura in piena regola, grazie anche a pubblicazioni come Last Night A Dj…; l'approccio di documentazione accurata non ha però dimenticato il lato ludico (strettamente collegato a tutto il fenomeno), ogni tempo e luogo è accompagnato dai racconti dei protagonisti, dalle storielle che si celano dietro ai clubs e i personaggi. Ognuno è sicuramente una personalità speciale, imprescindibile dall'eclettismo che caratterizza gli agitatori musicali notturni e non: un canone, a mio parere, tuttora in vigore e fondamentale in questa forma di espressione culturale e lifestyle. Completano il volume numerosissime citazioni bibliografiche, interviste, riviste che hanno contribuito, e le charts di luoghi storici come Wigan Casino, Loft, Gallery, Warehouse, Paradise Garage, Music Box , Roxy, Hacienda, Shoom, Sound Factory e Stealth. Per concludere, mi rifaccio all'introduzione del libro, che traccia molto semplicemente ma efficacemente la vera figura del disc jockey. Un paragone che si rifa alla notte dei tempi, quando le prime forme tribali di aggregazione umana celebravano i loro riti sacri con gli shamani, a tempo di percussioni e a base di sostanze che ne alteravano lo stato emotivo e ricettivo. La figura dello stregone o dello shamano viene associata a quella del dj (con le dovute distinzioni): in una situazione da party, dove i partecipanti celebrano la loro energia, sessualità, giovinezza,attraverso la danza, lo stregone che controlla queste reazioni è il dj. Attraverso ritmi e linee di basso, melodie e canti, è responsabile della dancefloor community, e non si tratta di scegliere semplicemente fra una valigia di vinili. Si tratta di condividere umori e sensazioni, rinforzandole con i passaggi, gli alti e i bassi di un set, le tracce selezionate e miscelate diventano gli strumenti nelle mani del cerimoniere-dj per un rituale che diventa comunione spirituale, esperienza a volte indimenticabile per chi conduce la sua normale vita quotidiana. Se il dj conosce e sa guidare questo potere, il flusso comunicativo andrà ben oltre la sua postazione, ritrovandosi fra la gente in pista ogni volta che l'umore generale si farà travolgere dalle sue selezioni; è questa la forza e l'energia che si rigenera, dando allo stesso "shamano" l'input giusto, la spinta creativa nella costruzione del set e della serata. Il libro è stato accompagnato anche dall'uscita di un album omonimo (uscito su Nuphonic), che riporta le tracce storiche appartenenti alla dj culture narrata. La versione in mio possesso è quella inglese, edita dalla londinese Headline. Mi è stato riportata l'esistenza di una traduzione italiana, della quale non sono riuscito a trovare traccia.